Mi. Co. 2026, l’Olimpiade in ottica di genere / 22

«È in questo momento che Giuliana Chenal Minuzzo avanza senza tentennamenti verso il centro dello Stadio, e, dopo essere salita sul podio, mentre tutte le bandiere si piegano verso di lei in segno di deferente omaggio, pronuncia con parola chiara e ritmo assai preciso la formula del giuramento: 

Noi giuriamo di partecipare ai Giochi Olimpici come concorrenti leali, rispettosi dei regolamenti che li reggono e desiderosi di gareggiare con spirito cavalleresco per l’onore del nostro Paese e l’onore dello sport»

Cortina, 26 gennaio 1956. Nel racconto della Gazzetta un momento storico, perché, per la prima volta, era una atleta a leggere il giuramento olimpico, introdotto nel cerimoniale di apertura in occasione dei Giochi di Anversa del 1920, e, una volta tanto, questa scelta tesa a valorizzare il contributo dato dalle sportive proveniva dalla squadra italiana. Che, a dire il vero, già quattro anni prima, a Oslo, aveva operato una scelta “inclusiva” (come si direbbe oggi), designando come portabandiera la giovane fondista Fides Romanin.
Nello Stadio del Ghiaccio della “perla delle Dolomiti” l’onere e l’onore di salire sul palco toccò al bronzo di Oslo 1952 in discesa, Giuliana Chenal Minuzzo, che giurò di gareggiare con “spirito cavalleresco”, indizio di come il mondo sportivo costruito da De Coubertin fosse interamente modellato sugli atleti uomini.

“Prometto” invece di “giuro”, “squadra” invece di “Paese”, “fair paly” e non più “spirit of chivalry”, il riferimento al doping e il fatto che deve riguardare anche giudici e allenatori: il giuramento è stato modificato dal CIO tante volte tra il 1956 e il 2026, tra Cortina e Milano Cortina, cercando di inserire concetti e parole via via ritenute chiave dal governo mondiale dello sport.
E nel 2021, dopo la promessa di competere senza imbrogliare e far uso di droghe, è stato aggiunto anche un bel “without any form of discrimination”. I casi di Imane Khelif, Lin Yu-ting e Caster Semenya, seppur scoppiati in discipline estive, mostrano come contro alcune discriminazioni di genere ci sia ancora da lavorare.

 

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