Mi. Co. 2026, l’Olimpiade in ottica di genere /12
È un tempo, una prestazione, una impresa da uomini… oppure… Questa atleta è una che ha gli attributi…
Quante volte il telecronista di turno utilizza locuzioni di questo tipo per far intendere che un’atleta ha offerto una performance tecnica di alto livello? Dietro questa “innocente” affermazione c’è il retaggio dell’habitus sociale che concede solo ai maschi la possibilità di cimentarsi nelle attività più pericolose, di affrontare percorsi più difficili. Sin da quando sono bambini.
La paura che si facciano male (e che così non possano più fare figli sani) è uno dei fattori che ha contribuito all’esclusione o alla marginalizzazione delle donne nella pratica di alcune discipline, vedi gli sport motoristici o, in campo invernale, il salto dal trampolino. Il rischio non è, però, l’unico fattore o, meglio, non è stato così decisivo come si potrebbe pensare.
Come visto, nella coppia sci alpino/sci di fondo, è il primo, quello oggettivamente più pericoloso, a non aver mai imposto divieti di genere, forte del fatto che si sia sviluppato in una cerchia ristretta per estrazione sociale e/o comunità di riferimento.
Una storia simile ha lo slittino, che ha assegnato il titolo nel singolo femminile sin dalla prima apparizione olimpica (Innsbruck 1964). Furono gli inglesi dell’alta società, che andavano in vacanza sulle Alpi svizzere, a rendere il mezzo usato dalle persone del luogo, prima, un passatempo divertente e, poi, uno sport adrenalinico, da praticare in opportune piste ottenute ammucchiando neve ai lati. Il rischio di farsi male c’era, ma per le donne non scattarono stop; anzi, il primo Campionato europeo (1914) ospitò ufficialmente una gara loro riservata, vinta dalla boema Anna Skoda.
Il gap di genere che non ha mai creato il singolo, lo ha creato lo slittino a due posti. Milano Cortina 2026 chiuderà questo divario, visto che nel doppio assegnerà due titoli distinti, uno maschile e uno femminile e non uno apparentemente open. Perché all’Olimpiade non si è mai visto un equipaggio composto da una o due donne.
La breve stagione del doppio open.
Quella dicitura “open” era rimasta lì, quasi per stanchezza, perché alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso alcune coppie miste erano salite sul podio di Europei e Mondiali.
Marie Isser, in coppia con il fratello Josef, aveva vinto l’argento al Mondiale di Oslo nel 1955. I due erano stati campioni europei l’anno prima e Marie, per suo conto, sarebbe stata due volte iridata nel singolo. Altre due atlete, entrambe polacche, Janina Susczewska e Halina Lacheta, erano salite, rispettivamente, sul secondo e sul terzo gradino del podio mondiale dello slittino biposto nel 1957. E ancora tre anni dopo ci sono tracce di doppi misti rispetto al genere al Mondiale di Garmisch-Partenkirchen, anche se non nelle zone alte della classifica.
Quando, però, nel 1964 Innsbruck schiuse le porte dell’Olimpiade allo slittino, nessuna atleta poté godere dell’apertura di genere prevista dal doppio e via via che si è andati avanti questa possibilità è rimasta sempre più remota. L’evoluzione dei materiali e delle piste ha, poi, reso sempre più importante avere tanta potenza in fase di spinta e uno slittino più aderente alla pista piuttosto che un mezzo meno veloce, ma più guidabile in curva. E chiaramente, visto peso e muscolatura media di uno slittinista, le singole federazioni nazionali hanno preferito puntare su equipaggi interamente maschili.
Sulla spinta anche delle nuove politiche del CIO in merito alla parità di genere, qualcosa si è iniziato a muovere qualche anno fa. Nella tappa di Coppa del mondo di Whistler Mountain, il 14 dicembre 2019, ha esordito il doppio interamente femminile composto dalle canadesi Caitlin Nash e Natalie Corless, per tutti Nat&Cat, al cui “sogno” il sito ufficiale del Comitato Olimpico ha dedicato spazio, a suo tempo. A fine gennaio 2022, mentre i doppi fintamente open si preparavano per Pechino, la federazione internazionale ha assegnato il primo titolo iridato nel doppio femminile. Spoiler, per Nat&Cat c’è stato poco spazio: perché con la prospettiva di un oro olimpico in palio già nel 2026, le grandi potenze dello slittino (Germania, USA, Italia, Lettonia) hanno trovato i fondi per metter su anche qualche doppio femminile.
つづく- continua
Nell’immagine in evidenza: un ritaglio tratto da La Stampa Sportiva, n.05, febbraio 1912
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Puntata successiva: Il bob femminile in chiaroscuro


