Mi. Co. 2026, l’Olimpiade in ottica di genere /8

Lo sci alpino è stata la seconda disciplina ad assegnare titoli individuali femminili nella storia delle Olimpiadi invernali. Con una nota di merito in più rispetto al pattinaggio artistico, che aveva avuto bisogno di Madge Cave-Syers per accorgersi delle donne: sin dal 1931, anno del primo Mondiale, la Federazione Internazionale non aveva imposto restrizioni in base al genere e aveva organizzato gare di discesa e slalom (o, meglio, discesa libera e discesa obbligata) sia per gli sciatori che per le sciatrici.
Il debutto a cinque cerchi avvenne a Garmisch-Partenkirchen, nel 1936. Si optò per inserire solo la combinata, ovvero si premiò con un solo oro colui/colei che aveva fatto meglio combinando tra loro le classifiche delle due prove previste. Tra le donne vinse l’allora 21enne Christl Cranz, autentica dominatrice della scena internazionale tra il 1934 e il 1941. Cranz chiuse sesta la discesa, anche a causa di una caduta, e rimontò grazie a due magistrali manche di slalom.

Cranz era tedesca, l’Olimpiade era in Germania, in Germania al potere c’era Hitler, facile, quindi, capire perché la giovane, che aveva imparato a sciare da sola, diventò negli anni a seguire un ingranaggio nella propaganda nazista. Immancabile cena col Führer, i suoi sci donati nel 1943 per supportare le truppe sul fronte orientale, la sua foto usata dall’associazione che si occupava della gioventù femminile “hitleriana”. Evidentemente, i nazisti non disdegnavano di offrire come modelli virtuosi anche donne sportive che avevano raggiunto l’apice, grazie ovviamente alle inevitabili virtù della razza. Nonostante, poi, il loro principale dovere rimanesse quello di mettere al mondo figli, per la Patria.
Ad ogni modo, a guerra conclusa, Cranz ottenne idealmente il certificato di “denazificazione”, servendo per un anno circa in un campo gestito dai francesi; si stabilì, quindi, in Germania Ovest e aprì una scuola di sci. È morta nel 2004, a novanta anni.

つづく- continua…

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