Figure non di ghiaccio – Pattinaggio di figura a Milano Cortina 2026 – 2° parte.

Se c’era un posto dove avrei voluto essere, in occasione dei Giochi invernali, beh, questo posto era la Milano Ice Skating Arena, quando sul ghiaccio si esibivano i pattinatori e le pattinatrici di figura. Le cinque gare del programma hanno regalato finali emozionanti, polemiche e dubbi, medaglie a sorpresa, cadute e catarsi, ma soprattutto hanno prodotto in dosi massicce quello di cui si ciba la nostra era social: storie.

Cizeron, o del privilegio.
Guillaume Cizeron
è di nuovo campione olimpico nella danza su ghiaccio. Si è confermato a Milano Cortina 2026 a quattro anni di distanza, pur avendo cambiato partner, un’impresa che era riuscita solo alla sovietica Irina Rodnina, però, nell’artistico a coppie1. Solo che qualcosa non va. Della bravura della coppia non si discute; il fatto è che proprio lui, e non la sua meno titolata compagna Laurence Fournier Beaudry, nel free program si è perso i piedi in una sequenza. E per l’oro era giusto chiedere la perfezione, perché i loro più quotati avversari, gli statunitensi Madison Chock ed Evan Bates, avevano offerto il più bell’esercizio di tutta l’Olimpiade, sulle note di Paint it black riarrangiato in versione flamenco: un ensamble di perfezione tecnica, interpretazione, espressività, con dei costumi che esaltavano la bravura di lei, in grado di fare della sua lunga gonna un attrezzo funzionale alla coreografia, a mo’ di ginnastica ritmica.

Il giorno successivo quel 135.64 a 134.67 in favore dei transalpini nel programma libero viene sezionato e si scopre che il giudice (o la giudice?) francese ha dato alla coppia americana, complessivamente, un punteggio di cinque punti inferiore alla media e ai propri connazionali un punteggio di tre punti superiore alla media2. È marchiano il tentativo di avvantaggiare Fournier Beaudry/Cizeron, che, però, avrebbero conservato l’oro per pochi decimi anche senza il contributo del giudice-amico. Sintomo che la vittoria made in France era ben vista in generale. Come nella gara a squadre, di cui ho parlato altrove, il risultato era già scritto, a meno di clamorose sottoprestazioni.
Del resto, Cizeron aveva un privilegio, partiva dal vantaggio di aver acquisito lo status di campione nel corso del decennio precedente, grazie alla vittoria olimpica del 2022 e ai tanti successi internazionali conquistati in coppia con Gabriella Papadakis; e, poi, Cizeron aveva una bella storia sportiva dietro di sé. Infatti, dopo l’oro di Pechino, la coppia vincitrice aveva preso un anno sabbatico, poi un altro, limitandosi a delle esibizioni. Alla fine, nel dicembre 2024, Papadakis aveva annunciato il ritiro dalle competizioni e Cizeron era stato costretto a cercare una nuova partner, a trenta anni. La federazione aveva scelto l’ancor meno giovane Fournier Beaudry, che fino a poco prima aveva pattinato per il Canada ed era rimasta senza compagno (il motivo sarà rivelato più in là). E, alla faccia di chi non ci avrebbe scommesso un soldo, nel gennaio 2026 era arrivato a Sheffield il titolo europeo.
Il povero Guillaume, appiedato dalle paturnie di Papadakis, era, quindi, arrivato a Milano, pronto a dare alla Francia quanto meritava: un nuovo oro olimpico! E, così, è effettivamente andata, in un modo o nell’altro.

Peccato che, proprio a inizio anno, è uscita una biografia della sua ex partner, che fa luce su come Cizeron abbia goduto di un altro privilegio, un privilegio che ti concede la società e che viene esercitato anche in modo inconsapevole, pensando di non star facendo nulla di sbagliato: il privilegio di esser uomo
Non lo trovo un caso che, dal momento in cui ha annunciato che non avrebbe mai più gareggiato con Cizeron, Gabriella Papadakis si è fatta portavoce presso l’ISU, la federazione internazionale, di una richiesta: far sì che, nella danza su ghiaccio, coppie dello stesso sesso possano gareggiare in eventi internazionali. Non è questione di orientamento sessuale (Papadakis nel 2023 si è definita bisex). In fondo, anche Cizeron è gay (ha fatto coming out nel 2020) e non per questo è interessato alla questione. Semplicemente, dopo aver raggiunto a Pechino 2022 l’agognato oro olimpico, Papadakis ha via via capito a quante cose era passata sopra, quante volte aveva dovuto cedere e rimanere in silenzio perché aveva lavorato in un ambiente malsano, a trazione maschile.
Nell’autobiografia Pour ne pas disparaître, “Per non scomparire”, la pattinatrice racconta di aver subito violenza due volte nel corso della sua adolescenza; e una volta da un suo allenatore, che è ancora in attività.
Invece, del suo partner di una vita (sportiva), dice che, con il passare degli anni, è diventato sempre più esigente, freddo e che il rapporto con lui non era più paritetico, anche per quanto riguardava le scelte tecniche. Quando poi, nel 2023, gli aveva confidato che voleva denunciare quel tecnico che tanti anni prima le aveva fatto violenza e che, nonostante tutto, allenava ancora, Cizeron se ne era uscito con un “Se lo fai, non pattineremo più insieme”.
Cameratismo tra uomini, che il pattinatore campione olimpico tirava fuori anche quando si parlava dell’ex partner sul ghiaccio, ma partner ancora nella vita, di Fournier Beaudry, Nikolaj Sørensen, che era stato sospeso per sei anni dalla sua federazione – Skate Canada- per molestie3. Ebbene, Papadakis e Cizeron si allenavano alla Ice Academy of Montreal, lì dove fino a poco tempo prima si allenava Sørensen, e questo a lei, in quanto vittima di violenze, dava fastidio. Ma Cizeron, niente. Sempre a sminuire il disagio altrui.
Normale, che una persona così… ingenua, di fronte alle rivelazioni contenute nella biografia della sua ex compagna abbia reagito protestando innocenza e imputando tutto alla fragilità di lei. Parole che rimandano direttamente alle dinamiche di genere all’interno delle coppie uomo/donna propriamente dette, anche se i due pattinatori in questione non “stavano insieme”. 

Del resto, un esempio di maschio-che-comanda-nella-coppia ce l’ha offerto anche il siparietto tra Niccolò MaciiSara Conti, che per alcuni anni sono stati anche coppia nella vita, prima di prendere strade relazionali diverse, pur continuando a pattinare insieme: in una intervista rilasciata a caldo, al termine del programma corto della gara di artistico a coppie, Macii ha sottolineato gli errori della compagna e si è rimproverato di non esser stato così solido da supportarla. Lei è rimasta in silenzio, ma gli ha lanciato occhiate che dicevano tutto. La sequenza è diventata virale e i social non hanno assolto Macii. Anzi. Sarà per questo o sarà perché si sono chiariti a microfoni spenti, il pattinatore italiano in una successiva intervista si è scusato, dicendo che non era sua volontà offendere la compagna. Fatto sta che nella seconda parte di gara hanno offerto una migliore performance e guadagnato qualche posizione.
Il successo è andato ai giapponesi Riku Miura e Ryuichi Kihara, che, curiosamente, hanno pattinato magistralmente sulle note di Paint it black, proprio come Chock e Bates nella danza. Ed è con il ricordo di questi due esercizi accomunati dalla stessa musica che faccio scendere il sipario. Anche perché il punto forte in entrambe le coppie è stata la componente femminile. 

Nell’immagine in evidenza: Fournier Beaudry/Cizeron in azione a Milano Cortina 2026

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