Da sabato 28 febbraio il mondo è alle prese con un conflitto che, per adesso, vede in campo ufficialmente solo gli Usa e Israele, da una parte, e l’Iran, dall’altra. Giocoforza, anche il mondo sportivo sta iniziando a esserne influenzato, visto che l’Iran è assediato e i Paesi della penisola araba sono stati bersaglio delle rappresaglie iraniane.
Così, tra tregue olimpiche che non vengono invocate, match di Eurolega previsti a Dubai che vengono posticipati e ipotesi su come recuperare i gran premi di Formula 1 in programma in Bahrein e Arabia Saudita nel prossimo mese di aprile, si discute anche del fatto che difficilmente la Nazionale dell’Iran (regolarmente qualificatasi) potrà partecipare al Mondiale maschile di calcio in programma tra qualche mese ne gli Stati Uniti, tra l’altro, uno dei due Paesi che hanno scatenato l’attacco (pare non si possa usare il termine aggressore).
Ora, gli azzurri a questo Mondiale possono ancora qualificarsi, appuntamento a fine marzo con Irlanda del Nord ed, eventualmente, Galles o Bosnia. Eppure, in un opinabile servizio mandato in onda la sera del 3 marzo dal telegiornale di La7, si paventava l’ipotesi che l’Italia potesse essere ripescata al posto dell’Iran da Infantino in persona! Sarà perché Infantino è amico di Trump che, a sua volta, è amico del nostro governo…
Evidentemente, la paura di non poterci essere, per la terza edizione di fila, genera mostri, benché la prossima rassegna in terra USA non si annunci esattamente come una festa del calcio e dei suoi tifosi. Ad ogni modo, proprio ieri, è iniziato il cammino verso un altro Mondiale FIFA, quello femminile, che si disputerà in Brasile nel 2027. Un cammino che si preannuncia lungo, perché perdere in casa con la Svezia (e per di più giocando in modo abbastanza confusionario) significa che c’è un 75% di probabilità anche per le calciatrici di dover passare dagli spareggi.
Se perdiamo anche sabato 7 marzo in casa con la Danimarca, allora la percentuale salirà già al 100%.
Soncin, che fino all’Europeo 2025 ha fatto benissimo, è in crisi e sembra essersi un po’ incartato su alcune scelte tecniche che non stanno pagando. Dibattiti, disamine tattiche, critiche e polemiche, però, non ne troverete sui media e non perché c’è la guerra in Medio Oriente, ma perché l’Italia non è quella maschile.
Del resto, il match con la Svezia di ieri era equiparabile per importanza a Italia-Norvegia maschile, solo che le azzurre hanno giocato a Reggio Calabria alle 18:15, di martedì (c’entra anche il fatto che lo slot serale delle 20:45 era occupato dalla semifinale di andata Coppa Italia maschile?). I “ragazzi di Gattuso” giocarono, invece, a San Siro in prima serata. In entrambi i casi la Nazionale ha perso. Ricordiamoci, però, che, bene (2019) o male (2023), le azzurre hanno giocato gli ultimi due Mondiali, a differenza dei colleghi maschi.
A proposito, che sia proprio lo sport italiano al femminile a non interessare ai media mainstream, se non quando la vittoria o il bel risultato sia stato già conseguito, lo dimostra il fatto che quegli stessi telegiornali (tra cui quello di La7) che hanno ignorato Italia-Svezia, hanno, invece, parlato della decisione della Nazionale femminile iraniana di calcio di non cantare l’inno nella partita di esordio in Coppa d’Asia, perché la presa di posizione delle giocatrici aveva valicato i confini del campo di calcio ed era divenuta virale1.
Nell’immagine in evidenza: Angeldahl festeggia il gol vincente in Italia-Svezia 0-1


