Mi. Co. 2026, l’Olimpiade in ottica di genere /19, 20 e 21
Nessuno in Italia ha vinto più medaglie di lei ai Giochi invernali; ha iniziato quando non aveva ancora 16 anni, con un bronzo in staffetta, e sedici anni dopo, a Pechino, è arrivata a quota 11, grazie anche a un oro nei 500m. In mezzo, neanche una Olimpiade a secco e un altro oro, sempre nei 500m a Pyeongchang 2018, quando è stata portabandiera alla cerimonia d’apertura. Sto parlando di Arianna Fontana, che dall’alto dei suoi 35 anni ci sarà anche a Milano Cortina 2026, pronta ad aggiornare il pallottoliere. E all’Europeo di gennaio è stata 1° nei 1500m e argento in staffetta.
Un “monumento” come lei dovrebbe essere portata in palmo di mano e, invece, qualche anno fa, Fontana stava per passare agli USA, il Paese di suo marito/allenatore. Di mezzo una denuncia per mobbing nei confronti di due atleti della Nazionale, Dotti e Cassinelli, accusati di aver provato a farla cadere in allenamento, e un presidente federale che nel 2023 accusava l’azzurra di non essere una leader e, di contro, ringraziava i “ragazzi” che le avevano permesso di rinforzarsi e migliorarsi. Alert di genere: pensate a come è abituato il mondo sportivo a difendere gli atleti maschi, anche da accuse più gravi, vedi violenza sessuale.
Negli ultimi due anni la frattura si è un po’ ricomposta: anche se Cassinelli, assolto dalla procura federale, è ancora in Nazionale, Fontana è tornata a pieno regime, anzi ha provato anche a fare pattinaggio in pista lunga.
A proposito dello “speed skating”, come lo chiama il CIO per distinguerlo da short track e pattinaggio di figura, anche qui l’Italia ha una quasi 35enne che proverà a bissare quanto di buono fatto nel 2022: Francesca Lollobrigida, che a Pechino è diventata la prima azzurra del settore a cogliere medaglie a cinque cerchi. Nel 2025 ha vinto un oro mondiale nei 500m, all’Europeo di gennaio 2026 è stata argento nella mass start, ma state certi che, se dovesse far bene al Milano Ice Park… di Rho, la stampa ritirerà fuori la storia che è parente alla lontana di Gina, ma non l’ha mai conosciuta. Con l’accento su quel mai, perché la “Lollo”, nel frattempo, è morta.
Tra le azzurre in gara a Milano Cortina 2026, le compagne rivali Sofia Goggia e Federica Brignone sono le più note, se non altro perché in Italia, per tradizione e seguito, lo sci alpino è la disciplina invernale principe. Benché Brignone avesse colto nel 2011, a soli 20 anni, un argento mondiale in gigante, è stata Goggia la prima a riportare più stabilmente lo sci femminile nei sommari dei TG nazionali. Dopo l’oro in discesa a Pyeongchang 2018 e la prima coppa di specialità, la bergamasca ha visto crescere l’interesse nei suoi confronti da parte dei giornalisti sportivi, quelli che ti fotografano e fotoshoppano senza tuta da sci e ti chiedono di autovalutare la tua sensualità (per la cronaca, Goggia si diede sette e mezzo). La sua sciata, sempre tesa a fare velocità in curva per sopperire alle non eccessive doti di scivolatrice, le ha fatto vincere tanto, ma le ha anche procurato gravi infortuni, dai quali è sempre riemersa, vedi l’argento di Pechino 2022 ottenuto a poche settimane dall’ennesimo incidente. Comunque, in Rai, si sono preoccupati e in un’intervista le hanno chiesto, invano, se si vedeva come moglie e madre.
Invece, da un po’, a preoccupare Goggia, è Brignone e non perché abbia vinto nel 2020 e nel 2025 la Coppa del mondo generale (prima italiana a riuscirci), ma perché ha iniziato ad andare fortissimo anche in discesa, tanto che lo scorso anno ha conquistato la coppa di specialità. Un crescendo di risultati e popolarità che portato il CONI a scegliere la valdostana come portabandiera nella cerimonia d’apertura di Milano Cortina 2026, anche se il ruolo era stato promesso a Goggia, che lo doveva fare quattro anni fa, ma dovette rinunciarvi per preparare al meglio le gare. La 33enne bergamasca, evidentemente piccata, ha dichiarato che la bandiera più importante è quella che si alza al traguardo e non nel corso di una cerimonia. Da par suo, la 35enne Brignone ha mutuato dalla compagna di squadra, nonché rivale, la tendenza a farsi male prima di un’Olimpiade e a fare recuperi fisici prodigiosi per esserci. Come andranno le cose ce lo dirà l’Olympia delle Tofane.
Per Dorothea Wierer sarà forse l’ultima recita su un grande palcoscenico, con la speranza di vincere un titolo olimpico, ché coppe del mondo, ori mondiali e bronzi a cinque cerchi ne ha già in bacheca. Ha 35 anni, come altre atlete di punta della squadra italiana, ma anche un asso nella manica: le gare di biathlon sono a casa sua, ad Anterselva, lì dove ha vinto già tante volte.
Lisa Vittozzi è di cinque anni più giovane. Nel 2024 ha vinto un oro mondiale e la Coppa del mondo, ma per problemi alla schiena ha dovuto saltare la stagione successiva. È tornata a novembre 2025 e ha già ripreso confidenza con il podio, anche con il gradino più alto. Wierer e Vittozzi hanno portato il biathlon azzurro a un livello mai visto prima e ora, a quel livello, c’è anche Tommaso Giacomel, con cui faranno la staffetta mista… Insomma, oro o mai più, per uno sport che ai Giochi non ha mai visto una vittoria azzurra.
L’exploit lo si attende anche dalle snowboarder. Nel parallelo stanno andando fortissimo Elisa Caffont e Lucia Dalmasso; la prima è anche in testa in Coppa del mondo. Poi, c’è il cross e Michela Moioli, classe 1995 come Vittozzi, è una che nei grandi appuntamenti difficilmente delude, vedi oro olimpico a Pyeongchang 2018.
Nel freestyle c’è, invece, meno entusiasmo di qualche tempo fa, perché in autunno si è infortunata la punta di diamante, la 18enne Flora Tabanelli, primə italianə a vincere una gara agli X Games e un oro iridato in una specialità acrobatica (il big air). Situazione simile a quella di Federica Brignone, la risposta la daranno le gare.
Visto l’oro di Pechino 2022, va certamente seguito il ricostituito duo Constantini/Mosaner, ma nutro ancora una piccola speranza di podio per la squadra femminile di curling. Segnalo, infine, l’ultima recita della 36enne Charlène Guignard, che in coppia con Fabbri ha vinto medaglie europee e mondiali nella danza su ghiaccio (l’ultimo argento europeo a metà gennaio). E l’auspicio è che ci siano tante altre azzurre, magari di sport da me non ricordati, che portino alla ribalta belle storie e non solo medaglie.
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