Mi. Co. 2026, l’Olimpiade in ottica di genere /15
Anche a Milano Cortina 2026 i colleghi maschi ci saranno, loro no. Era accaduto lo stesso a Chamonix 1924, a St.Moritz 1928 e in tutte le altre Olimpiadi invernali succedutesi in 102 anni. Parlo delle atlete che si dedicano alla combinata nordica, sci di fondo e salto con gli sci per intenderci. Non tutte, perché qualche combinatista si è dedicata solo al salto, visto che dal 2014 almeno quello è olimpico anche al femminile e, quindi, passare dal trampolino è l’unico modo per far avverare il “sogno a cinque cerchi”, utilizzando a sproposito una locuzione abusata quando si parla di sportivi e sportive. A sproposito, perché qui si tratta proprio di un miraggio.
È, infatti, molto indicativo che, in un’epoca in cui il CIO parla sempre di parità di genere, in un momento in cui al vertice del governo olimpico c’è per la prima volta una donna, Kirsty Coventry, i Giochi invernali non si adeguino a quanto deciso sia pure molto tardivamente dalla federazione di competenza, la FIS, che solo nella stagione 2020/21 ha varato la prima Coppa del mondo femminile di combinata nordica e assegnato i primi titoli mondiali al femminile. Un inizio, tra l’altro, molto complesso perché in quella stagione tre quarti delle gare sono state cancellate per Covid.
Tuttavia, la ragione di questo atteggiamento discriminatorio verso le combinatiste è semplice: per il CIO parità di genere nella disciplina vuol dire escludere anche i combinatisti dal programma olimpico. Infatti, per Losanna sono poche le nazioni interessate alla disciplina (Paesi scandinavi, Paesi alpini, Stati Uniti e Giappone), le gare sono poco seguite e chi se ne frega se il primo oro al maschile fu assegnato al norvegese Thorleif Haug addirittura nel 1924! Meglio lasciar spazio a sport e giochi da gggiovani!
E alcune atlete hanno capito l’antifona. Vedi la 23enne norvegese Gyda Westvold Hansen, che può già vantare cinque ori mondiali e due coppe del mondo e che nel 2022, nella gara di apertura della stagione nazionale, si presentò con la barba dipinta sulla faccia per protestare contro l’esclusione delle combinatiste dall’Olimpiade del 2026.
Ebbene, lei è una di quelle che in Val di Fiemme ha provato a esserci lo stesso, come saltatrice. Invano.1
つづく- continua…
Nell’immagine in evidenza: Gyda Westvold Hansen con la barba dipinta in faccia per protesta
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