Mi. Co. 2026, l’Olimpiade in ottica di genere /13
Come tante afro-americane, Vonetta Flowers si era dedicata all’atletica. Il salto in lungo era la disciplina in cui riusciva meglio e aveva cullato l’idea di rappresentare gli USA ad Atlanta 1996; non aveva, però, superato lo scoglio dei Trials, i campionati nazionali. Nel 2000, dopo un quadriennio senza acuti, Flowers si era ritirata dall’attività agonistica.
Solo che, in occasione di altri Giochi su suolo USA, stavolta invernali, il CIO aveva aperto al bob femminile, quello a due, che dalla stagione 1993/94 aveva una sua Coppa del mondo. E la squadra statunitense faceva provini perché non voleva farsi sfuggire l’oro. Il padre di Flowers lesse un volantino a riguardo; lei non ne sapeva molto di bob, ma decise di andare lo stesso a provare.
Una guida, l’altra fa la frenatrice, che a dispetto del nome, ha come principale compito quello di dare la spinta iniziale: funziona così all’interno di questa pesante slitta che raggiunge velocità intorno ai 130 km/h. Questo ha fatto del bob una disciplina di chiari e scuri, in fatto di inclusione. Mi spiego.
Il fatto che sia difficile da guidare è il motivo (o la scusa) che ha tenuto le donne lontano da una vera pratica agonistica nel corso del XX secolo. Non a caso, il bob a 4 maschile assegnò il suo primo oro olimpico già nel 1924, 78 anni prima del debutto delle donne. Il fatto che le velociste siano frenatrici ideali ha, invece, permesso al bob di rendersi appetibile a una categoria di persone che in tanti sport ci avevano messo un intero secolo per veder riconosciute le proprie ambizioni: le “black athlete”.
Ebbene, Flowers andò a fare i provini e venne selezionata come frenatrice in vista di Salt Lake City 2002. Nella stagione olimpica la misero in coppia con la migliore guidatrice, Jill Bakken, e il risultato fu il primo posto. Cosa che permise alla ex lunghista di diventare la prima persona black a vincere un oro olimpico.
Nel 2006 Bakken/Flowers concessero il bis. Attualmente, grazie anche all’introduzione del monobob come specialità olimpica, alle atlete black è “permesso” anche guidare. E vincono pure medaglie! Vedi i podi della statunitense Elana Meyers-Taylor a Pechino 2022.
つづく- continua
Per approfondire i risultati delle balck athlete nel bob a Pechino 2022: La componente “black” nel bob femminile: non più solo frenatrici
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