Mi. Co. 2026, l’Olimpiade in ottica di genere /3
 
La Vasaloppet è una celebre granfondo di circa novanta chilometri che si disputa in terra di Svezia dal 1922. Nel 1923 una donna, Margit Nordin, si iscrisse e la portò a termine, in dieci ore. Gli organizzatori pensarono allora di scrivere nero su bianco che le donne non potevano gareggiare perché sciare così a lungo e fare così tanta strada poteva essere pericoloso per la loro salute (leggasi, apparato riproduttivo). Nel 1978 il bando c’era ancora, e allora la fondista ameteur Birgitta Westhed si mise dei buffi baffi posticci, si finse uomo e prese il via. Non le andò bene, perché finì intervistata in diretta tv e, poco dopo, i giudici la bloccarono. L’attimo di notorietà di Westhed alimentò, però, il dibattito pubblico e, nel giro di qualche edizione, fu smantellato quel divieto, vecchio di cinquanta anni e più.
Sempre nel 1978 la Marcialonga fece ancor di più. La più importante granfondo italiana, settanta chilometri tra Fiemme e Fassa, era nata nel 1971 e sette anni dopo incoronò la sua prima vincitrice, la francese Dominique Robert.
 
La federazione internazionale di sci e il CIO avevano aperto alle donne nei primi anni Cinquanta, ma in sede olimpica le facevano gareggiare sui 5-10 km.1 Quindi, a inizio degli anni Ottanta si sono adeguati e hanno iniziato a farle competere sulle stesse distanze degli uomini? La risposta è no. Perché l’inseguimento, in questa sorta di Vasaloppet a cinque cerchi, finirà solo il prossimo 22 febbraio, ultimo giorno di gare di Milano Cortina 2026, quando verrà assegnato il primo titolo femminile della 50km nella storia dei Giochi invernali. E pensare che il primo sciatore a fregiarsi dell’equivalente titolo maschile fu il norvegese Thorleif Haug, il 30 gennaio 1924.
 
Pertanto, a coloro che diranno che non è giusto chiudere l’Olimpiade con la “50” donne, invece che con la ben più importante “50” uomini, sarà bene ricordare che questa concessione del CIO è solo una parziale ricompensa per 102 anni di diseguaglianza di genere veicolata attraverso l’idea che, rispetto ai colleghi uomini, le fondiste sono comunque meno resistenti, spettacolari, brave, televisive, capaci, etc…
 
つづく- continua…

Nell’immagine in evidenza: Dominique Robert vince la Marcialonga femminile nel 1978