Mi.Co. 2026, l’Olimpiade in ottica di genere /1
Ormai ci siamo quasi. Dal 4 dicembre 2025 la fiaccola sta girando lo stivale, isole comprese. Tra un po’ si aprirà la XXV Olimpiade invernale, che per la terza volta nella storia avrà sede in Italia. La cerimonia inaugurale di Milano Cortina 2026 è prevista per il 6 febbraio, a San Siro, anche se la sfilata degli atleti e delle atlete sotto le rispettive bandiere si svolgerà in contemporanea a Predazzo, Livigno, oltre che -ovviamente- a Milano e a Cortina, dove verranno accesi i due bracieri olimpici ufficiali. Del resto, per la prima volta, nella denominazione di una Olimpiade compaiono i nomi di due città, che sono distanti cinque ore e quattrocento chilometri, che fanno riferimento a istituzioni differenti (comune, provincia, regione), per di più amministrate da giunte di colore differente.
A dire il vero, il torneo misto di curling e quello femminile di hockey su ghiaccio partiranno, rispettivamente, il 4 e il 5, qualche giorno prima della cerimonia di apertura. È da Sochi 2014 che alcune discipline sono “costrette” a iniziare prima che il braciere venga ufficialmente acceso, perché il programma delle Olimpiadi invernali si è così ampliato che i sedici giorni canonici di gare non bastano. In questa edizione numero XXV gli sport sono saliti a sedici, con il debutto dello sci alpinismo, e i titoli assegnati saranno 116, sette in più rispetto a Pechino 2022.
Tuttavia, il numero a cui il CIO (il Comitato Olimpico Internazionale) tiene maggiormente e diffonde con orgoglio è un altro. È una percentuale, che per adesso è inferiore a quel 50% raggiunto in occasione dell’ultima Olimpiade estiva, ma che conferma il trend in crescita, rispetto al 41,3% di Pyeongchang 2018 e al 45,4% registrato quattro anni dopo. Infatti, nel momento in cui venivano decisi sport, discipline e specialità da inserire nel programma olimpico ufficiale e veniva anche designato il numero massimo di partecipanti alle singole gare, il CIO ha assegnato alle atlete il 47% delle quote totali.
Lo avevo già scritto prima di Parigi 2024 e lo ribadisco, pur senza scomodare la questione di quale modello femminile (non inclusivo) i vertici dello sport stiano proponendo: in realtà, c’è una bella differenza tra una effettiva parità di genere in ambito olimpico e una equa distribuzione rispetto al genere di gare, titoli, quote. La seconda è ciò che si è quasi raggiunta ed è solo uno dei presupposti per ottenere la prima.
つづく- continua…
Nell’immagine in evidenza: Tamberi ed Elisa di Francisca si passano la fiaccola olimpica
Puntata successiva: Mi si nota di più se sono in prima serata?


