Mi. Co. 2026, l’Olimpiade in ottica di genere /14

Quella del salto dal trampolino è una storia di ostracismo verso le donne che ricorda da vicino quanto vissuto da altre discipline da noi più voga come calcio o ciclismo.
Con le sue pioniere, tipo Paula Lamberg, la contessa austriaca che a Kitzbühel nel 1911 si produsse in un salto di 22 metri, nonostante la sua poco aerodinamica gonna.
Con gli anni di oblio, in cui la disciplina rimase confinata ai paesi scandinavi e fu sovente trattata come fenomeno da baraccone.
Con la ricerca di un riconoscimento da parte del CIO e il puntuale scontro contro la barriera del pregiudizio, ben rappresentata dal compianto Gian-Franco Kasper, che nel 2005, in qualità di presidente della federazione internazionale di riferimento (la FIS), dichiarò: «il salto non è appropriato per le donne da un punto di vista medico» perché può danneggiare l’utero.

«Mi viene il vomito»,

commentò all’epoca la saltatrice americana Lindsey Van, che per saltare nel 2002 si era iscritta a una gara FIS maschile1.

Poi, è stato tutto un rincorrersi di prime volte dal 2009, anno del debutto al Mondiale della gara femminile dal “Normal Hill”, il trampolino da cui è “normale” fare salti di 90m-100m.
Nel 2014 l’esordio alle Olimpiadi, sempre dal trampolino normale; otto anni dopo l’inserimento della gara a squadre mista, con due saltatrici e due saltatori per nazione a rimpinguare lo stesso bottino di punti.
A Milano Cortina 2026 la novità si chiama gara femminile dal “Large Hill”, il trampolino che permette salti di 120-130m. Intanto, dal 2023 le donne in Coppa del mondo fanno anche gare di volo con gli sci, specialità non olimpica. E la migliore di tutte, la slovena Nika Prevc, nel 2025, è atterrata a 236.0m senza che tutto questo le desse problemi all’apparato genitale…

つづく- continua

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