Mi. Co. 2026, l’Olimpiade in ottica di genere /18

Il 25 febbraio 1994 la Gazzetta dello Sport titola in prima pagina “Evviva le donne. Deborah e Manuela il sorriso è d’oro”. La narrazione è quella solita: atlete chiamate per nome, riferimenti alla loro congenita dolcezza, complimenti che tirano in ballo l’aspetto, vedi «grazia levigata» e «fascino perforante» della prima (Deborah Compagnoni, oro in gigante) e a quell’essere «carina, ma dura» della seconda (Manuela Di Centa, al secondo oro nel fondo in pochi giorni). Il quotidiano sportivo, però, coglie nel segno di una rivoluzione che, iniziata due anni prima ad Albertville, sta continuando a Lillehammer: le ragazze italiane vincono quanto, se non più dei colleghi maschi. Vedi anche il dominio di Gerda Weissensteiner nello slittino.

Il 21 febbraio 1998 la Gazzetta tira nuovamente fuori quel titolone, “Evviva le donne”. “Deborah”, Compagnoni, è sempre lì: bis in gigante, terzo oro in tre Olimpiadi, inarrivabile; con lei c’è “Stefania”, Belmondo, argento nella 30km di fondo, ma poco importa perché la medaglia più preziosa l’ha portata a casa nel 1992 e ne vincerà un’altra, nella 15km, nel 2002. A Salt Lake City arrivano anche i successi di Gabriella Paruzzi, nella “solita” 30km, di Daniela Ceccarelli in Super-G, nonché l’argento in discesa di Isolde Kostner, che i suoi ori li vince ai Mondiali.

Nel decennio 1992-2002 è così abituale veder azzurre trionfare ai Giochi invernali che gli zero ori nelle tre successive Olimpiadi sorprendono, anche se è tutto il movimento (Torino 2006 esclusa) a raccogliere molto meno.
A Pyeongchang 2018 e negli anni susseguenti quel ringraziare le donne è tornato d’attualità nei media: cinque ori olimpici, sei contando il curling misto, contro gli zero colti nelle gare maschili; due coppe del mondo generali di sci alpino e tre di biathlon, titoli che nessuna azzurra aveva conquistato in precedenza; medaglie mondiali nel pattinaggio, nello short track, nello snowboard cross e, persino, nel big air del freestyle. Risultato di una crescita del movimento che darà frutti più duraturi?
Lo si spera. Intanto, per Milano Cortina 2026 le aspettative sono davvero alte. Molto più che per una narrazione delle sportive che sia finalmente incentrata sulle loro capacità e sul loro talento piuttosto che sull’aspetto, sull’animale domestico preferito o sul nome del loro fidanzato.

つづく- continua…

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