Tappa delle donne la mattina, tappa per gli uomini il pomeriggio. Partenza e arrivo in comune per tutti e cinque i giorni e, nel caso della cronometro, anche stesso percorso. E ancora: team maschile e team femminile insieme sul palco al momento della presentazione per squadre tipo UAE o Movistar, che sono al via in entrambe le corse. Alla quarta edizione del Tour de Suisse da loro direttamente gestita, quelli della IMG1 hanno deciso di accelerare sulla via che stavano seguendo e hanno parificato le due gare per uomini e donne, anche se questo comporta far fare una tappa in meno ai primi!
Ormai, quasi tutte le più importanti one-day-race del circuito maschile hanno una loro controparte femminile, con le cicliste che spesso corrono lo stesso giorno dei colleghi maschi o, al più, il giorno prima. Un fatto non indolore, visto che determina una evidente stortura in ciò che viene definito-considerato-narrato dai media come “classica al femminile”, come osservavo già in questo articolo.
Quanto ideato da IMG per il Tour de Suisse 2026 è, invece, un unicum nel panorama delle corse a tappe; provocazione o vera e propria rivoluzione, ce lo diranno gli anni a venire. Ad ogni modo, al pari di quanto accade con la maggior parte delle rivoluzioni che hanno a che fare con sport e parità di genere, è bizzarro (o, forse, sconvolgente) pensare che è un qualcosa che quaranta anni fa si faceva al Tour de France, mica al Tour de Suisse! E un’italiana…
Quando Maria Canins fu premiata insieme con Lemond sugli Champs-Elysées.
Il 73° Tour de France si corse tra il 4 e il 27 luglio 1986: un prologo e ventidue tappe, per un totale di 4mila chilometri e poco più. Il 3° Tour de France féminin partì il 9 luglio da Granville, in Normandia, dove ci fu un cronoprologo di 2.2 km. Vinto dalla azzurra Maria Canins, che già l’anno prima si era imposta nella gara riservata alle donne.
La frazione successiva terminava a Saint-Hilaire-du-Harcouët e lì la carovana femminile attese l’arrivo di quella maschile. Nei giorni successivi il copione si ripeteva a Nantes, Futuroscope, Bordeaux, Pau; a Luchon le donne arrivarono il 16 luglio, da Luchon gli uomini partirono il 17. E poi, di nuovo, fine tappa in comune a Nimes e Gap.
Chiaramente laddove gli uomini percorrevano i loro bei duecento chilometri, le donne non andavano troppo oltre i cento nelle tappe di pianura o collina e non oltre i settanta in quelle di montagna. Del resto, il ciclismo femminile di allora non era quello di oggi e, anzi, una corsa a tappe di due settimane era già una grande novità.
Il giorno in cui, sul Col du Granon, Greg Lemond strappò la maglia gialla a Hinault, Maria Canins si impose nella vicina Serre Chevalier, distruggendo le ultime resistenze di Jeannie Longo. La Gazzetta dello Sport titolò in basso, in prima pagina,
Le Alpi esaltano Lemond e la Canins
Sì, perché la gara delle donne non godeva della copertura tv, ma Rino Negri, la penna più autorevole della rosea in fatto di ciclismo, ogni giorno raccontava con dovizia di particolari della lotta Canins-Longo, dando all’evento la dimensione sportiva che meritava. Parlava di fatica, di imprese, di tecnica, descriveva la sorpresa di vedere andare così una donna italiana, per di più alle soglie dei 40 anni e madre di una figlia:
L’avesse vista Coppi scalare l’Izoard con tanta decisione, senza mai dare l’impressione di essere in difficoltà nonostante l’andatura infernale, ne sarebbe rimasto affascinato.[…] Non vogliamo dire che la Canins può essere paragonata [a Gaul], ma che lei abbia lo stesso modo dell’agile Charly per rilanciare sulla bicicletta saltando sui pedali è vero
Certo, l’insistenza nel riferirsi a lei come “mamma Canins” è figlia di quella tendenza a definire le donne in funzione della maternità, ma questo habitus maschile è ancora così vivo e vegeto nel 2026 che al Rino Negri del 1986 non si può proprio imputare nulla.
La cavalcata di Maria Canins finì sugli Champs-Elysées il 27 luglio, dove ricevette l’abbraccio ideale di tutta la folla di appassionati e venne premiata insieme con Greg Lemond, il vincitore del Tour maschile.
L’ultima volta di questo format fu nel 1989. Le tappe furono di meno, undici, ma si arrivava lo stesso sugli Champs-Elysées; a vincere, per la terza edizione consecutiva, fu Jeannie Longo e Maria Canins arrivò seconda. Poi, Jean Marie Leblanc, il direttore del Tour maschile, decise che non c’era più spazio per le donne o che non c’erano più soldi da “sprecare” per loro, che è un po’ la stessa cosa. Solo nel 2022 gli organizzatori della Grande Boucle sono tornati a proporre anche un Tour femmes, che, però, parte al termine di quello maschile e non eccede le nove tappe. E, per non mettere nero su bianco che per più di trenta anni hanno ostracizzato qualsiasi corsa a tappe in territorio francese, hanno fatto ripartire il conto da zero: quella del 2026 sarà, infatti, la quinta edizione, con buona pace delle Longo e delle Canins che pedalarono sulle strade degli uomini, gli stessi giorni degli uomini tra il 1984 e il 1989.
Svizzera, anno 2026, Italia, anno X.
Elisa Longo Borghini ha indossato per due giorni la maglia di leader e, alla vigilia dell’ultima tappa, aveva ancora ambizioni di podio, se non di vittoria, visto il poco distacco da Marlene Reusser. Poi, è andata in crisi sul Col de la Croix ed è scivolata più indietro in classifica. Poco male: l’unica flebile speranza che la “rivoluzione” del Tour de Suisse 2026 ottenesse un po’ di spazio sui media mainstream italiani non era legata alle performance della campionessa italiana, ma a un eventuale successo di tappa combinato di Pogačar / Urška Žigart, che per molti è solo “la ragazza di Tadej”, anche se corre dal 20152.
Ad ogni modo, l’idea targata IMG farà sicuramente giurisprudenza. Ora, è anacronistico pensare a un grande giro di tre settimane che porti avanti, in parallelo, gara femminile e gara maschile, come faceva il Tour nella seconda parte degli anni Ottanta. Però, non ha neanche senso far partire il Giro women nello stesso fine settimana in cui si conclude il Giro maschile, ma con le donne nel bel mezzo della pianura Padana e gli uomini il sabato in montagna e la domenica a Roma. In una di queste due date non si poteva trovare un percorso che andasse bene per entrambi?
Il format proposto dal Tour de Suisse 2026 andrebbe, invece, bene per una Tirreno-Adriatico femminile, da correre insieme con quella maschile. Una tale corsa a tappe è, però, ancora di là da venire.
Insomma, RCS Sport, che delle corse nominate ha l’organizzazione, avrebbe parecchie cose da chiedere a quelli di IMG, che -tra l’altro- sono anche suoi partner commerciali. Lo farà mai?
Immagine in evidenza: Marlene Reusser e Tadej Pogačar premiati insieme a Villars-sul-Ollon, al termine dell’ultima tappa del Tour de Suisse 2026


