Manca solo l’ufficialità, ma la speranza che la Nazionale femminile ottenga la qualificazione diretta al Mondiale del 2027 è davvero solo statistica: la Serbia, ultima con 1 punto, al netto di un pareggio e quattro sconfitte in cinque gare, dovrebbe battere la Danimarca, attualmente prima nel girone; di contro, l’Italia dovrebbe espugnare Gotemburgo -come la chiamerebbe Franco Bragagna-, un vero tabù, visto che in Svezia le azzurre non hanno mai vinto.
Soncin, intervistato dopo Italia-Serbia 3-0 del 5 giugno 2026, ha comunque fatto bene a non considerarsi già agli spareggi, perché chi scende in campo deve puntare sempre al massimo risultato ottenibile, affidandosi anche al soprannaturale calcistico. Roma-Lecce 1986, Perugia-Juventus 2000, Mantova-Inter 1967, Italia-Corea del Nord 1966 insegnano che le partite vanno comunque prima giocate. L’espressione del ct azzurro tradiva, però, un po’ di ansia, perché nominare nella stessa frase le parole play-off e Mondiale qui da noi è diventato un vero tabù, per colpa della Nazionale maschile, e passare dagli spareggi è diventato sinonimo di fallimento, perché implica l’eliminazione.
Ad alimentare questo fuoco della paura anche giornalisti e telecroniste Rai che non hanno mai spiegato in modo chiaro che l’Italia di Soncin, sin dal principio, non aveva molte possibilità di qualificarsi direttamente per Brasile 2027, senza transitare dalle Forche Caudine dei play-off. Forse perché non hanno capito come funzionano questi ultimi.
Ad ogni modo, le “femmine” non sono i “maschi”: questi meritano che venga mandato in onda, nell’intervallo di un match in cui le azzurre si stanno giocando l’accesso diretto al Mondiale, un approfondimento su quanto detto da Niccolò Pisilli alla stampa a Coverciano, due giorni prima dell’amichevole in Grecia; mentre nel corso della telecronaca dell’altrettanto amichevole Lussemburgo-Italia per soli uomini, nessun richiamo a Girelli e compagne e al fatto che, nell’arco di pochi giorni, sono attese da due incontri validi per le qualificazioni mondiali. Di mezzo c’è anche l’incapacità della Rai di proteggere i propri investimenti, cioè di pubblicizzare a dovere gli eventi che la rete trasmette, ma il discorso andrebbe troppo per le lunghe.
È tempo, infatti, di spiegare perché ritenevo plausibile che la Nazionale femminile fosse costretta a passasse dai play-off e, soprattutto, è tempo di svelare l’infernale meccanismo ideato dalla UEFA per selezionare le sue undici o dodici compagini nazionali da inviare in Brasile.
Tutta colpa della Nations League.
Quando l’allora capo della UEFA Michel Platini ideò la UEFA Nations League (maschile), l’obiettivo era chiaro: ci dovevano essere meno amichevoli, più partite ufficiali tra Nazionali europee di pari livello e, quindi, meno Germanie-San Marino otto a zero. Così, il ranking FIFA delle squadre del Vecchio continente ne avrebbe giovato. Soprattutto quello delle compagini più deboli. Non è un caso che, nell’ultima edizione della competizione, sotto al Titano hanno gioito per il successo nel Gruppo 1 della Lega D, ottenuto ai danni di Gibilterra e Liechtenstein: quando mai con il vecchio sistema dei gironi di qualificazione due Cenerentole avrebbero avuto tempo di incontrarsi tra loro?
Il contrappasso è che dal 2018/19, per far posto biennalmente a questa competizione, proprio le partite che servono a determinare chi va agli Europei o quali europee vanno ai Mondiali sono via via diminuite sempre più. Al momento possono bastarne sei, ma al massimo sono dieci, spareggi compresi. Ovvero cinque slot, cinque soste per la Nazionale, in un arco di dieci mesi.
Prendiamo una Nazionale a caso, l’Italia. In occasione della qualificazione al Mondiale 2026, per il quale la confederazione europea aveva ben 16 posti, gli azzurri erano testa di serie di uno dei dodici gironi dodici previsti in partenza, che, però, spedivano in Stati Uniti-Messico-Canada solo la prima classificata. Avendo perso contro la Germania il quarto di finale di Nations League 2024/25, la Nazionale italiana è finita in un girone da cinque squadre, con l’obbligo di vincerlo per evitare i play-off, e si sa come è andata a finire (benché la Norvegia fosse quella con il peggior ranking tra le squadre inserite nella seconda fascia).
Ora, visto che i vertici sportivi europei pensano che parità di genere voglia dire fare per le donne copia e incolla di quanto ideato per gli uomini, per il varo della UEFA Women’s Nations League è stato solo questione di tempo. Così, nel biennio 2023/24, a Mondiale in Australia e Nuova Zelanda appena concluso, la UEFA ha traghettato anche al femminile l’idea che le Nazionali vadano distribuite in tre leghe (in pratica, corrispondenti alle nostre Serie A, B e C), in base al ranking e che quattro è il numero perfetto per un girone tra squadre di pari livello.
L’Italia è rimasta sempre nella Lega A, la più alta, cioè si è sempre confermata tra le prime dodici squadre del continente e non è mai retrocessa… Però, nel suo girone è arrivata sempre seconda (dietro la Spagna nel 2023/24 e dietro la Svezia nel 2024/25). Solo in occasione delle qualificazioni a Euro 2025, gestite in prima istanza come una sorta di Nations League, le azzurre sono arrivate prime nel loro girone, a pari merito con i Paesi Bassi (e, comunque, direttamente all’Europeo andavano le prime due).
Anche per stabilire le qualificate europee al Mondiale 2o27, la UEFA ha deciso che era meglio fare tre leghe. L’Italia, che nel ranking UEFA è settima, è finita in un girone di Lega A con Svezia testa di serie e, poi, Danimarca e Serbia. Però, essendo undici più uno i posti a disposizione (chiarirò dopo il più uno), esclusivamente le prime dei quattro gruppi della Lega A staccano subito il biglietto per il Brasile. Per le altre, spareggi, indipendentemente dalla posizione finale in classifica. Ergo, per le azzurre e Soncin arrivare seconde nel girone sarebbe la norma (mentre per Spalletti e poi Gattuso non lo era, visto che l’Italia era testa di serie) e non una sconfitta e, comunque, dopo i primi due match non andati bene (Italia-Svezia 0-1 e Italia-Danimarca 1-1) è diventato anche l’obiettivo più alla portata. Anche se, allo stato attuale, potrebbero anche finire terze.
Bene. Arrivo, finalmente, al clou. Come si svolgeranno gli spareggi? Per chi finisce seconda o terza in un gruppo di Lega A c’è il cosiddetto Path 1 e il primo turno è abbordabile: sfida andata e ritorno, con ritorno in casa, contro una delle squadre che viene dalla Lega C. Tipo Ungheria, Romania, Bielorussia o Bosnia-Erzegovina, che non è uno spauracchio, checché se ne possa pensare. Poi, in caso, c’è un secondo turno, con un’altra sfida andata e ritorno, sempre con ritorno in casa, contro chi proviene dal cosiddetto Path 2: in pratica, o una delle quarte della Lega A o con una delle squadre della Lega B. E qui il rischio è maggiore, perché Portogallo, Belgio, Svizzera, Finlandia sono avversarie che l’Italia ha incontrato recentemente e che in 180′ sono molto più pericolose che in un girone a cinque-sei squadre, in cui anche la differenza reti generale può diventare un fattore.
Rimane da spiegare il più uno (per chi non ha ancora mandato tutti al diavolo per la cervelloticità del sistema). Le sfide incrociate Path 1 vs. Path 2 sono otto; le vincenti verranno poi classificate in base al ranking iniziale, cioè in base alle posizioni ottenute nei gironi iniziali di qualificazione con tutte quelle della Lega A davanti a quelle della Lega B e così via. Quella che ha la classifica peggiore verrà spedita a fare degli spareggi intercontinentali contro compagini provenienti da altre confederazioni. Insomma, lunga e piena di insidie è la via per la felicità, ma almeno il rischio di passare per questa ulteriore apprendice transoceanica l’Italia non ce l’ha. Fidatevi.


