Sono davvero poche, pochissime le donne che ricoprono ruoli apicali nel mondo sportivo, a volte sono ex atlete e i due fattori, messi insieme, creano una certa aspettativa in chi considera il gender gap un problema che non si risolve assegnando lo stesso numero di medaglie al maschile e al femminile in occasione dei Giochi olimpici.
Si è, infatti, portati a pensare (o a sperare?) che una donna che raggiunge uno scranno di una certa importanza, magari ricordando quanto vissuto sulla propria pelle nella sua vita da sportiva, dia poi il La a un processo irreversibile che porti le atlete a essere considerate per quello che sono e non in relazione alla loro controparte maschile, visto che giustificare i premi inferiori o la minor copertura televisiva o la mancanza di investimenti con l’assunto “i maschi sono più forti, bravi, spettacolari…” è solo un modo per cristallizzare l’attuale situazione di disparità, figlia della società patriarcale che l’ha determinata.

Una di queste ex atlete che adesso “comanda” è la francese Amélie Mauresmo: da tennista è stata numero uno al mondo per un totale di 39 settimane, ha vinto gli Australian Open e Wimbledon nel 2006 e il WTA Championship nel 2005; dismessa la racchetta a soli trenta anni, ha fatto l’allenatrice, anche della Nazionale in Federation Cup, e ha avuto due figli; nel 2022, è diventata direttrice del Roland Garros, prima donna in centrotrenta anni di storia del torneo, prima ex atleta a ricoprire questo ruolo in uno dei quattro tornei Slam e seconda, in assoluto, preceduta solo dalla business-woman Stacey Allaster, che è stata direttrice degli US Open dal 2020 al 2025.
In una delle prime conferenze stampa dopo la nomina, alla domanda ‘che significa una donna alla direzione del Roland Garros’ Mauresmo ha risposto:1 

Spero di essere stata presa per le mie competenze, per quello che posso fare… Mi piacerebbe che questa domanda, non servisse più, che si andasse verso qualcosa di più profondamente egualitario.

Come dire… se in passato, nessuna altra lo aveva fatto prima di me è perché con gli uomini si può soprassedere sulla loro competenza; e, ancora, sarebbe bello che in futuro perdesse di senso questa domanda, che parte dall’assunto implicito che ci sia differenza (di aspettative? di responsabilità?) tra una donna direttrice e un uomo direttore.
Ora, a distanza di cinque edizioni dello Slam parigino firmate Mauresmo, un’altra domanda nasce spontanea: cosa si può davvero dire sulle speranze di un Roland Garros più “egualitario” rispetto alle istanze di genere che inevitabilmente emergono quando si ha a che fare con un così importante torneo sportivo?  

La durata delle donne.
In un altro incontro con la stampa, tenutosi nel mezzo del torneo 2026, Amélie Mauresmo ha voluto lei stessa annunciare che al 22enne paraguaiano Vallejo la direzione del Roland Garros aveva comminato una multa di 65mila euro, pari a metà dei premi da lui guadagnati, per quanto detto a proposito della giudice di sedia Ana Carvalho: dopo il match perso contro il francese Kouamé, Vallejo aveva, infatti, sostenuto che partite del genere dovevano essere arbitrate da uomini, «perché il pubblico è molto esuberante e ci vuole molta forza per andare contro la folla». Dichiarazioni sessiste definite inaccettabili «pour nous, pour le tournoi, pour la Fédération même au-delà du tournoi».
È la multa più alta comminata nella storia dello Slam parigino e, sono convinto che, di fronte a situazioni simili, altri avrebbero inflitto pene meno severe, tirando in ballo le attenuanti della giovane età, dell’assenza di precedenti, delle scorie di un incontro equilibrato deciso solo al tie break del quinto set. Però, il mio personale dubbio è che la volontà di Mauresmo di farsi percepire fortemente sensibile alle questioni di genere sia anche dovuta alla polemica che ormai da tre edizioni la sua direzione si porta dietro: la scarsa, scarsissima frequenza con cui match del torneo femminile vengono programmati sul campo centrale in serata.

Dal 2021, quindi, da un anno prima che l’ex tennista transalpina assumesse la direzione del torneo, c’è, infatti, un affiche du jour, un incontro che per questioni televisive può godere di una platea più ampia: è quello che si gioca in prima serata sul court Philippe Chatrier e che Amazon Prime trasmette in chiaro su tutto il territorio francese. Fanno undici incontri a edizione che dovrebbero coprire la voglia dei telespettatori e delle telespettatrici di vedere all’opera il meglio del tennis internazionale e, all’occasione, nazionale. La Francia non sta, infatti, attraversando un gran momento nello sport della racchetta e si aggrapperebbe volentieri a una qualunque possibilità di arrivare in fondo al torneo di casa.
Ebbene, il sospetto che questo meglio del tennis riguardi esclusivamente (o quasi) il torneo maschile è andato sempre più rafforzandosi con il passare degli anni e nonostante l’arrivo di Mauresmo, che, anzi, numeri alla mano, sembra aver peggiorato le cose. Se, infatti, nel 2021 alla icona Serena Williams e alla emergente Iga Świątek sono state concesse apparizioni serali2, ce ne sono state altrettante tra il 2022 e il 2023, una offerta alla francese Cornet3 e una alla allora numero 2 del ranking Sabelenka4 e poi nulla nel 2024 e nel 2025. In particolare, di fronte a una impietosa statistica di due soli match femminili su 44 slot a disposizione nelle prime quattro edizioni con Mauresmo al timone, i vertici del tennis femminile sono sbottati e più di qualche giornalista ha iniziato a tempestare di domande la direttrice che -da ex tennista, da ex numero uno- ci si sarebbe aspettati spingere, se mai, nella direzione contraria.
Lei, serafica, ha sempre risposto che è un problema di durata: i match femminili sono al meglio dei tre set e, al più, raggiungono le tre ore, ma spesso dopo un’ora e mezza è già tutto finito, la perdente è sotto la doccia e la vincente sta ringraziando il pubblico al microfono; quelli maschili, invece, sono al meglio dei cinque set, tre ne vengono giocati sempre e, quindi, durano almeno due ore, ma se va bene anche cinque. E chi sborsa un sacco di soldi per sedersi al Philippe Chatrier vuole stare seduto lì più di un paio d’ore!
Irremovibile, proprio nel 2025, Mauresmo non ha fatto nulla per spostare in prima serata l’ottavo di finale che vedeva all’opera la giovane 22enne francese, Lois Boisson, come richiesto persino da Amazon. Così, nel primo pomeriggio del 2 giugno l’allora 361 al mondo ha vinto in tre set contro Jessica Pegula, dopo 2h42’ di battaglia, ma senza una degna cornice di pubblico al campo e a casa; mentre in serata, al centrale e su Prime gli spettatori hanno potuto godere di un Sinner-Rublev 6-1, 6-3, 6-4 senza storia, chiusosi in poco più di due ore.

Come in un manuale di marketing. 
Siamo al punto di partenza. È davvero così automatico pensare che una donna che raggiunge un ruolo apicale è disposta a spingere, a metterci la faccia per ridurre, ad esempio, il gender gap che c’è nella visibilità tra atlete e atleti della stessa disciplina? O, piuttosto, è una posizione ingenua, ideale trampolino per passare subito a criticare quella stessa donna che, nonostante il suo ruolo, non fa nulla? In fin dei conti, le risposte di Mauresmo sono da manuale di marketing, parlano di introiti, ricavi, soddisfazione degli utenti (il pubblico pagante) e fanno dei ragionamenti basati su medie e valori attesi. I manuali di marketing sono scritti da business-man, che ti insegnano che te ne devi infischiare della ricaduta che una scelta potrebbe avere in termini di riduzioni di una disuguaglianza di genere, se questa stessa scelta non genera guadagni. Ed, evidentemente, per arrivare a sedere lì dove è ora, la francese quei manuali li ha dovuti studiare e introiettare. 

C’è, però, una fallacia nel ragionamento proposto dall’attuale direttrice del Roland Garros ed è quella nella scelta della funzione obiettivo da massimizzare, prendendo stavolta in prestito il termine dalla ricerca operativa, disciplina base per chi studia economia aziendale: non è la durata di un match a rendere soddisfatto chi paga, ma la qualità del gioco espresso da chi sta giocando e le emozioni che quello stesso match comunica. Anche queste sono variabili che non si possono prevedere in anticipo, ma non pendono necessariamente a favore del tennis maschile, a meno che non si voglia ritenere un qualsiasi match tra uomini più emozionante di un qualunque incontro femminile. E, almeno su questo versante, Mauresmo deve essere più esplicita, perché, come scrive Antonella Bellutti su Domani, il sistema teme davvero di scommettere sulle donne.5

Ad ogni modo, complice la prematura uscita di Sinner per malore al secondo turno, lo slot serale di lunedì 1° giugno 2026 si è “liberato” e Mauresmo, anche per dare un contentino a Valerie Camillo, la presidente della WTA, il circuito professionistico femminile, ci ha piazzato l’ottavo di finale tra le due tenniste più note del circuito o, almeno, le due che meglio sanno come muoversi sotto i riflettori: la bielorussa Aryna Sabalenka e la giapponese Naomi Osaka. Il match è durato “solo” 1h27′, ma è stato di altissimo livello, combattuto, fatto di scambi veloci, come se le due giocassero sul cemento. Ha vinto Sabalenka, che si è mostrata spigliata nell’intervista post-partita e ha ballato Moonwalker come fa nelle stories che mette sui suoi social. Osaka, però, non è stata da meno, elegantissima nel suo vestito lucente come la Toure Eiffel di notte. Nessuno del pubblico si è lamentato, né i è sentito defraudato del non aver visto su quello stesso campo Arnaldi e Tiafoe darsi battaglia per cinque set. E anche Mauresmo avrà tirato un sospiro di sollievo. Vediamo se adesso passeranno altri tre anni prima di rivedere una night session femminile.

Nell’immagine in evidenza: Sabalenka e Osaka a fine match, 1 giugno 2026