L’Alto de l’Angliru è una salita delle Asturie di una decina di chilometri caratterizzata da pendenze improbabili: quella media si attesta intorno al 10%, quella massima supera il 20% e rasenta il 24% quando si sta per arrivare in cima. L’eco mediatica che aveva creato l’inserimento dell’impervio Passo del Mortirolo al Giro d’Italia e, in particolare, l’impresa lì compiuta da Marco Pantani, in un decennio in cui le grandi corse a tappe si decidevano a cronometro e non in montagna, convinsero Unipublic, l’agenzia organizzatrice della Vuelta di Spagna, a giocare una carta simile e a far transitare tutti dall’Angliru. Era il 1999. Da all0ra la salita asturiana è diventata un’icona, quasi un brand -la più nota montagna di Spagna-, anche se la Vuelta vi passa, in media, una volta ogni due-tre anni.
Nel maggio 2026, a quasi ventisette anni di distanza, l’Angliru è stato affrontato per la prima volta all’interno della Vuelta femenina. Perché, ovviamente, benché non lo avessi specificato o, meglio, benché le denominazioni ufficiali non prevedano la specifica di genere, nel paragrafo precedente stavo parlando di grandi corse a tappe maschili.
Così, nuovamente e solo per un giorno, quella salita dalle pendenze improbabili è tornata visibile; con la differenza che, stavolta, ad arrampicarsi lungo i tornanti, a cercare il giusto rapporto con cui andar su, a sognare una vittoria che vale più di altre, c’erano le cicliste del Women’s World Tour.
La Spagna civile nel 2025 ha sorpreso tutti (organizzatori di Unipublic compresi) per la potenza delle sue proteste di piazza contro la presenza della Israel Premier Tech alla Vuelta maschile. E anche stavolta, in occasione del debutto dell’Angliru al femminile, ha saputo sorprendere: la suggestiva cornice è, infatti, diventata il teatro per denunciare le tante pendenze invisibili originate dalle disuguaglianze di genere, attraverso la risignificazione della segnaletica stradale realizzata da un collettivo asturiano, la Brigada Feminista, e, in qualche modo, la stessa Unipublic1 deve avere avallato l’idea. Non si spiega altrimenti l’articolo dal titolo “Ser mujer en este sistema capitalista es como subir el Angliru en su pendiente más extrema“2, uscito a riguardo sul sito del più importante quotidiano sportivo spagnolo, Marca, qualche giorno prima che le cicliste si cimentassero sull’ardua salita.
Un bravo va poi alla voce di Eurosport e Discovery+ per l’Italia, Pietro Pisaneschi, che ne ha dato la notizia in telecronaca. Ve l’immaginate la Rai di questi tempi a dare spazio alle rivendicazioni di un gruppo femminista e non alle fantasmagoriche capacità dei picchi bulgari? O la Gazzetta dello Sport che parla di capitalismo e questioni di genere?
“Duru el desnivel?+Duro ye la invisibilidad”.
Unipublic organizza la gara maschile dal 1979, ma è solo dal 2023 che si è presa in carico l’onere di allestire una degna controparte femminile. La corsa dura una settimana, non tre, e, quindi, giocoforza, i passaggi sulle salite più impegnative vengono centellinati. Così, dopo Lagos de Covadonga nel 2023 o l’Alto de Cotobello nel 2025, quest’anno è arrivato il momento dell’Angliru.
Da un punto di vista strettamente sportivo è un traguardo inimmaginabile fino a cinque anni fa, quando alle donne era concessa solo una mini-Vuelta intorno Madrid a contorno della Vuelta propriamente detta. Non bisogna, però, dimenticare che nei Tour anni Novanta vinti da Fabiana Luperini, sia pur lontano dalle telecamere, le cicliste scalavano tutte le più famose vette pirenaiche, né che al Giro Rosa 2018 Annemiek Van Vleuten arrivò da sola in cima allo Zoncolan dal versante più difficile, quello di Ovaro (pendenza media 12% con punte intorno al 22%).
La cosa che, però, mi ha colpito è che, grazie all’idea e all’opera di questa Brigada Feminista del bacino minerario delle Asturie, non ci si è fermati a beatificare il raggiungimento di uno storico traguardo sportivo, ma si è voluto subito rilanciare il discorso, mostrando come le disuguaglianze di genere colmate siano poche, se confrontate con quelle ancora da colmare. Azzeccatissima, poi, la metafora dell’Angliru e la volontà di accostare alle percentuali, che via via spiegano le improbabili pendenze dell’iconica salita, le percentuali che spiegano le pendenze invisibili della disparità di genere.
C’è un tratto al 14%? Ecco che un cartello ricorda che le donne hanno mediamente delle pensioni del 29% inferiori a quelle degli uomini. Quando si arriva al 20-21%, un altro cartello ricorda che il 22.7% è il gap salariale di genere, a vantaggio ovviamente della popolazione maschile, e, se sei migrante, le cose peggiorano ancora. «Duro il dislivello? Ancor più dura è l’invisibilità», è scritto sull’asfalto per completare il messaggio. E, ancora, «Meno marketing rosa e più investimenti reali», l’incitamento «Más mecha que mieu», letteralmente “Più miccia che paura” e un cartello che denunciano come il 31% delle donne sia bersaglio di violenze fisica o sessuale almeno una volta nella vita. Tutto scritto in asturiano, per riapporopriarsi del lessico usato in miniera.
Vittoria spagnola.
La Spagna vince. Negli ultimi mesi è successo tante volte che dal Paese iberico siano arrivate prese di posizione, dichiarazioni, proteste che hanno un po’ alleviato quel senso di rabbia e di impotenza che si prova di fronte all’immobilità mostrata da governi e istituzioni europee in tante faccende di politica internazionale. Anche in fatto di riconoscimento della portata sociale dello sport, gli spagnoli e le spagnole stanno più avanti o, almeno, questo suggerisce la bella e suggestiva risignificazione dell’Angliru in chiave Brigada Feminista.
Fino a un mesetto fa, nessuno avrebbe pronosticato un successo iberico alla Vuelta femenina. Invece, è arrivato, grazie alla 23enne Paula Blasi, che proprio sulle rampe dell’Angliru ha staccato Anna Van der Breggen e si è presa la maglia rossa più importante, quella che si indossa dopo l’ultima tappa.3 Il premier Sanchez le ha fatto i complimenti, dicendo che «ha scritto una pagina d’oro del nostro ciclismo».
Un po’ come… non aveva fatto la premier Meloni dopo il successo di Elisa Longo Borghini ai Giri women del 2024 e del 2025. A proposito di pendenze invisibili.
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