ASO, Amaury Sport Organisation. Nell’acronimo non c’è la parola “Équipe”, che rimanderebbe direttamente allo storico quotidiano sportivo francese e, indirettamente, alla maglia gialla e al Tour de France. C’è, però, il riferimento alla famiglia Amaury. Il capostipite, Émilien, fu membro della Resistenza e il 22 agosto 1944, con Parigi sulla via della Liberazione dai tedeschi, fece uscire il primo numero di Le Parisien Libéré. Il quotidiano, tre anni dopo, ottenne la possibilità di organizzare la prima edizione del Tour del dopoguerra, in collaborazione con la citata Équipe, che era nata nel 1946 sulle ceneri de L’Auto, ideatore a inizio XX secolo della corsa a tappe più famosa del mondo.
Da Émilien al figlio Philippe nel 1977, da quest’ultimo a sua moglie Marie-Odile Kuhn nel 2006, in eredità il gruppo editoriale si è tramandato anche l’organizzazione di eventi sportivi. Già, perché anche solo rimanendo in ambito ciclistico e restringendoci a grandi giri e classiche monumento, ASO gestisce Tour de France, Roubaix, Liegi e dal 2014, la Vuelta a España1.

Ora… la prima Liegi riservata alle donne si è svolta nel 2017, la prima Roubaix nel 2021. Persino, in relazione al Tour le cose sono cambiate drasticamente e in poco tempo. Il gruppo degli Amaury negli anni Novanta del secolo scorso aveva, infatti, impedito ad Anne e Pierre Bouet di usare il nome “Tour” per la corsa a tappe riservata alle cicliste da loro organizzata su territorio francese, ma non si era preoccupato di proporre qualcosa di ufficiale in cambio. Solo nel 2014 se ne è uscito con la striminzita La Course by Le Tour, classichetta di un giorno da accoppiare a una delle tappe della Grande Boucle maschile. E poi, invece, nel 2022, ecco il Tour de France Femmes con partenza dagli Champs-Elysées e arrivo, dopo otto tappe ben congegnate, in cima a La Super Planche des Belles Filles.
ASO è un colosso del settore; i suoi interessi vanno ben oltre l’Europa e e toccano Stati Uniti, penisola araba e Sud America2. Pertanto, se un gruppo imprenditoriale di questa rilevanza porta avanti una scelta, vuol dire che ha riscontrato in essa margini di crescita o di guadagno. Non certo che è stato folgorato sulla via di Damasco e ha aperto gli occhi su quanto ciclismo, in ambito internazionale, volesse dire prevalentemente, se non esclusivamente, ciclismo maschile.
Tra l’altro, non è un caso che l’interesse, da parte della Amaury Sport Organisation, ad allargare le sue gare più importanti alla controparte femminile sia giunto dopo la nascita dell’UCI Women’s World Tour (2016) e parallelamente alla decisione di molte squadre pro maschili di investire seriamente anche tra le donne.

Ad ogni modo, all’interno di questo quadro generale, non ci si può sorprendere che bollisse qualcosa in pentola anche per la Vuelta. Mutuando il format messo a punto per il Tour e la sua Course al femminile, ASO nel 2015 aveva lanciato la Madrid Challenge by La Vuelta, corsa di 87 km in circuito nel centro della capitale spagnola e volatone finale da servire come antipasto all’ultima tappa della competizione maschile. Location suggestiva e inserimento nell’UCI World Tour assicurato a partire dal 2016, ma gara dai pochi contenuti tecnici. Allora, ecco prima arrivare in aggiunta una crono a squadre di una decina di km (2018) e poi allungare il tutto a tre, quattro, cinque tappe (rispettivamente, nel 2020, 2021 e 2022) da disputare nell’ultima settimana della Vuelta con partenza di pomeriggio, in modo che l’arrivo della frazione fosse successivo a quello degli uomini in termini di orario (anche se i percorsi erano diversi). Con il risultato che il Challenge ha continuato a essere percepito dal pubblico come accessorio e secondario rispetto alla gara maschile e che molte cicliste hanno avuto problemi di stomaco perché costrette a mangiare in orari diversi dal solito nei giorni di corsa3.
E, dato che facendo disputare il Tour de France Femmes 2022 dopo (e non in contemporanea con) la Grande Boucle, le cose in termini di pubblico, interesse mediatico e ritorno di immagine sono andate molto bene, ecco che ASO ha pensato di proporre dal 2023 una più corposa e autonoma Vuelta Femenina da tenere nel mese di maggio e, quindi, ancor prima del Giro Donne.

Già, il Giro. Perché ogni discorso che tratta di Tour e Vuelta non può che finir là. La gara a tappe italiana è quella che al femminile ha più storia o, meglio, che è disputata da più tempo (1988) in una modalità che potremmo definire consona. Consta, infatti, di più di una settimana di gara, alterna tappe di montagna a frazioni per velociste o adatte alle fughe (nonché una breve cronometro) e ha un percorso complessivo che è di circa mille chilometri. Però, è l’unica delle tre che dietro di sé non ha la stessa organizzazione della corrispettiva gara maschile e questo è un limite. Ne abbiamo avuto un assaggio nel 2021, quando l’UCI ha fatto fuori il Giro Donne dal calendario World Tour perché nessun network nazionale lo trasmetteva in diretta: se anche la gara femminile fosse stata gestita da RCS, i suoi diritti si sarebbero potuti vendere in blocco con quelli della gara maschile e si sarebbe risolto il problema a monte. Ma, attenzione, non è così ovvio che anche una eventuale presa in carico dall’attuale gestore del Giro d’Italia (RCS) possa bastare, visto quanto la corsa rosa stessa sta soffrendo la concorrenza della Vuelta maschile.
E ora che ASO ha deciso di fare un giro di Spagna femminile più lungo e ambizioso, quale sarà il destino in termini di appeal per il Giro Donne? L’intervista rilasciata da Elisa Longo Borghini al termine della prima (e sottolineiamo prima) edizione del Tour de France Femmes sia di monito per quanto può accadere4:

[Intervistatore:] Parliamo ora del pubblico ed interesse attorno alla corsa…
[Longo Borghini:] E’ un confronto impari. Non c’è proprio paragone, Tour batte Giro trenta a zero. Gli organizzatori francesi hanno proprio fatto una vera e propria operazione di marketing partita da lontano.

Nell’immagine in evidenza: Annemiek Van Vleuten in maglia gialla nel corso dell’ultima tappa del Tour de France Femmes 2022. L’olandese in questo 2022 ha completato la tripletta, vincendo anche Giro Donne e Madrid Challenge