Il golf è tornato ad assegnare medaglie olimpiche al femminile nel 2016, a Rio de Janeiro. Tornato perché, ufficialmente, la disciplina aveva visto la disputa di una gara riservata alle donne anche in occasione dei Giochi di Parigi del 1900. In realtà, quella edizione, di fatto fagocitata dalla Esposizione Universale, fu un vero caos.
Lungi dall’essere la celebrazione di quel cosmopolitismo elitario e maschile su cui De Coubertin aveva cucito i tanto lodati ideali olimpici, la II Olimpiade si dovette inchinare all’esaltazione della grandeur francese e vide anche delle donne partecipare qua e là alle manifestazioni sportive organizzate nel corso dei sei mesi di durata dell’Esposizione. Cosa che sarebbe stata impossibile se a gestire il tutto fosse stato direttamente il CIO. Due di queste competizioni interamente al femminile vennero successivamente elevate al rango di gare olimpiche: il singolare di tennis vinto da Charlotte Cooper e il torneo di golf che si svolse il 3 ottobre 1900 sulla distanza delle nove buche al Compiègne Club.

A vincerlo fu Margareth Abbott. In foto la ventiduenne statunitense ci appare elegantissima nella sua lunga veste bianca e perfettamente a suo agio nel tenere con una mano la mazza da gioco e con l’altra aggiustarsi il cappellino. L’immagine non deve, però, trarre in inganno: Abbott era una vera atleta, dedicava al golf molto del suo tempo e anche in patria aveva vinto dei tornei. Quella mise che oggi giudicheremmo alquanto inadatta per fare attività sportiva era solo il lasciapassare per poter praticare dello sport in pubblico senza essere assimilate alle ballerine del can can, con lo stigma sociale che ne sarebbe conseguito.
Le golfiste in gara al Compiègne Club, però, neanche sospettavano che ci fosse una Olimpiade in corso. Margareth Abbott, addirittura, non lo seppe mai e solo molti anni dopo la sua morte, avvenuta nel 1955, le è stata riconosciuto il titolo di prima donna statunitense a vincere una competizione ai Giochi olimpici. Il tutto grazie alle ricerche condotte da una professoressa dell’Università della Florida, Paula Welch.