Le vittorie del Setterosa – terza parte. 

Il Setterosa chiuderà il suo ciclo decennale vincendo ad Atene nel 2004 l’oro olimpico, impresa in precedenza riuscita in uno sport di squadra solo a due Nazionali italiane maschili: quella di calcio, a Berlino 1936, e quella di pallanuoto, tre volte, nel 1948, nel 1960 e nel 1992.
Non si può, però, capire il successo del 2004 se non si torna indietro di un quadriennio, alla più grande delusione patita dalle azzurre e da chi le seguiva ammirato per la forza del loro gruppo: la semifinale persa contro la Russia al torneo di Palermo che il 29 aprile 2000 mette la parola fine alle speranze di poter andare a Sydney, a giocarsi il primo oro a Cinque cerchi della storia della pallanuoto femminile.
Una sconfitta condita da polemiche di Formiconi verso la direzione arbitrale e terribilmente amara, perché per la prima volta il Setterosa perde una gara in cui ci si gioca tutto. Una sconfitta che, tuttavia, non è figlia solo del caso o di fattori esterni, ma anche di errori di valutazione da parte dei vertici federali del complesso meccanismo che avrebbe determinato le sei qualificate (anzi cinque, perché l’Australia padrona di casa aveva già il pass garantito) e del clima di lotta per far valere i propri diritti, in cui le ragazze si sono dovute preparare.

La Coppa del mondo FINA del 1999.
C’è una competizione ufficiale che alle azzurre non va tanto giù, la Coppa del mondo FINA. Il torneo mette di fronte le migliori squadre delle varie confederazioni e ha diritti di primogenitura, nel senso che la federazione internazionale se la inventò nel 1979, quando le pallanuotiste non erano ammesse ai Mondiali e agli Europei.

Adesso, però, la Coppa del mondo è percepita come un torneo accessorio. Da quando nel 1994 è diventata per tutti “il Setterosa”, la Nazionale italiana di pallanuoto femminile ha partecipato a due edizioni di questa manifestazione ora a cadenza biennale: nel 1995 è arrivata quinta, dietro Australia, Olanda, Ungheria e Russia; nel 1997 è arrivata quarta, dietro Olanda, Russia e Australia.1 Risultati che stonano con i successi che in quegli stessi anni dispari Allucci e compagne hanno ottenuto ai Campionati europei, battendo proprio Ungheria, Olanda, Russia.

Una ragione c’è. Prendiamo il 1997. Il campionato italiano è finito a metà giugno, la Coppa del mondo gestita dalla FINA si gioca a inizio luglio, l’Europeo gestito dalla Ligue Européenne de Natation (LEN), è in programma ad agosto. La FIN, la federazione italiana, non dà al Setterosa lo «stesso spazio in acqua» che dà al Settebello, dice Lilli Allucci nel già citato libro di Aurora Puccio.2 Il che, in primis, vuol dire meno collegiali rispetto ai colleghi maschi, ovvero meno raduni condotti sotto l’egida dello staff della Nazionale in cui si imparano gli schemi, si fa selezione e, soprattutto si cementa il gruppo. Giocoforza, la coppa a luglio serve per rodarsi, in vista dell’appuntamento ritenuto centrale per la stagione, la difesa (poi riuscita) ad agosto del titolo europeo.

Due anni dopo, tra il 24 e il 29 maggio 1999, puntuale arriva il nuovo appuntamento con la Coppa del mondo, con l’aggravante per le azzurre che bisogna andare fino a Winnipeg, in Canada, a giocarsela. Fino al 27 aprile è stato campionato, poi la Nazionale si è ritrovata, ma le giocatrici dell’Orizzonte Catania, che ne formano l’ossatura, fino al 9 maggio sono state impegnate in Coppa dei Campioni. Insomma, per poca lungimiranza della federazione italiana e interferenza della confederazione europea, il Setterosa ancora una volta non arriva rodato alla manifestazione. 
Il problema è che la FINA ha demandato alla sua Coppa del mondo (e non ai campionati continentali) l’onere di assegnare i primi due degli appena cinque pass per il torneo olimpico di Sydney 2000, per di più con il vincolo che le due Nazionali promosse provengano da confederazioni diverse. In pratica, visto che l’Australia è già qualificata, la prima europea e la prima americana in classifica staccheranno il biglietto per i Giochi.
Stavolta la squadra di Formiconi arriva sul podio, ma non basta perché l’Olanda, con cui perde nettamente in semifinale, vince. Seconda è l’Australia e l’altro pass se lo aggiudicano le padrone di casa del Canada, quinte assolute!
La cosa che fa più rabbia è che il Setterosa, a settembre, a Prato, non fallisce l’appuntamento con il terzo Europeo consecutivo, che in ottica olimpica serve a poco.

La lotta per i premi e il torneo pre-olimpico di Palermo.
Le squadre interessate sono tredici, i posti liberi sono solo tre. Anzi due, perché il diktat CIO impone che venga coinvolto il maggior numero di confederazioni e, quindi, una asiatica tra Kazakistan e Giappone andrà a Sydney. La FINA ha deciso che ad assegnare questi ultimi pass sarà un unico torneo pre-olimpico, da giocare ancora una volta in primavera, a fine aprile 2000. L’Italia ha avuto l’onere di essere paese ospitante, ma questo non aiuterà.
Il format è di quelli che mettono paura: cinque partite preliminari e poi la semifinale che, di fatto, decide tutto, perché sperare che una delle asiatiche arrivi tra le prime quattro è pura utopia.3 

Come se non bastasse, la federazione italiana ha fatto incattivire le giocatrici del Setterosa perché ha corrisposto al Settebello un premio totale di 150 milioni di lire per la qualificazione all’Olimpiade, ottenuta in virtù del secondo posto in Coppa del mondo FINA nell’ottobre 1999, e ha fatto sapere che, anche in caso di vittoria delle azzurre al torneo pre-olimpico di Palermo, un premio corrispondente non verrà loro versato. E questo nonostante la qualificazione a Sydney 2000 per le donne sia molto più complessa4 e nonostante le azzurre, negli ultimi cinque anni, abbiano ottenuto più successi dei colleghi uomini in campo internazionale.
Allucci, Vaillant e compagne scrivono alla FIN, chiedendo il perché di tale discriminazione di genere, e coinvolgono anche Assist, il neonato sindacato che rappresenta le atlete. La federazione prima risponde piccata, poi cede. La velina, con cui il 2 aprile 2000 la Gazzetta annuncia il «calcio alle polemiche», tiene a sottolineare che i 150 milioni di premio graveranno comunque sul bilancio del 2001.

Insomma, quando finalmente arriva il momento di scendere in vasca, nell’aria c’è del nervosismo. L’Italia vince le prime cinque partite, ma Formiconi non è contento e la capitana Allucci spiega in maniera diretta che «gli incontri sono molto pesanti perché la posta in palio è troppo alta».5 Troppo alta anche per loro, che vincono Europei e Mondiali dal 1995. Perché troppo difficile è giocarsi tutto in una partita secca quando non si è preparate a dovere.6
Date tutte queste premesse, la vittoria della Russia in quella maledetta semifinale si spiega molto di più. Al di là dei vantaggi arbitrali che le russe ottengono, perché -sostiene Formiconi- l’Australia non vuole il Setterosa a Sydney.
Così come si spiega perché Allucci, Malato, Miceli, Conti, Grego, Di Mario, Araujo, Musumeci per quattro lunghi anni penseranno solo a rifarsi di quella Olimpiade neanche giocata. 

Immagine in evidenza: La australiane festeggiano l’oro olimpico appena conquistato, Sydney 2000

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