Le vittorie del Setterosa – seconda parte. 

«Un bronzo pieno di rabbia». Titola così L’Unità il 10 settembre 1994. La Nazionale femminile di pallanuoto dieci anni prima nemmeno esisteva; ha disputato a Roma il primo Mondiale della sua storia; ha saputo conquistare l’attenzione del pubblico nel corso del torneo; ha appena ottenuto un risultato incredibile, nonché la prima medaglia per una rassegna per l’Italia fin lì deficitaria. Tutti motivi di orgoglio, eppure il primo sentimento espresso dalle azzurre è la rabbia.
Rabbia per non essere riuscite a dare tutto in semifinale contro l’Ungheria; rabbia per aver giocato quel match senza l’attaccante più forte, Giusy Malato, causa un’affrettata espulsione comminatale nell’ultimo incontro del girone; rabbia anche perché tre anni prima la FIN non aveva speso soldi per mandarle al Mondiale, nonostante la qualificazione ottenuta sul campo, e ora tutti, a partire dal presidente Consolo, sono saliti sul carro delle vincitrici e parlano di «ragazze meravigliose».

La capitana azzurra Lilli Allucci1 è anche stufa che i giornalisti -che una ragazza in calottina probabilmente non l’avevano mai vista prima del Mondiale romano- continuino a fare parallelismi tra Settebello e Setterosa, match giocati dalle donne e partite in cui in acqua ci sono gli uomini:

La nostra è una pallanuoto diversa da quella maschile; perché ci mettete sempre in competizione con i ragazzi di Rudic?2 Siamo fiere di essere attrici di un gioco diverso e non c’è motivo di cambiarlo, non vogliamo assomigliare agli uomini. Nella nostra maniera, ma siamo vincenti. Non basta? 

La rabbia non sempre aiuta a ottenere risultati di rilievo in ambito agonistico, a meno che non sia accompagnata da una determinazione fuori dal normale, come nel caso di Allucci e compagne. Anche il ct Pierluigi Formiconi lo sa, tanto che, commentando il bronzo mondiale appena vinto, si sbilancia: «Il futuro? Lo vedo roseo».

Come dargli torto. Nel 1995 arriva l’oro europeo. Due anni dopo, il bis. La pallanuoto al femminile non è ancora olimpica e, allora, a gennaio del 1998, occhi puntati su Perth, in Australia, per capire se il Setterosa è pronto per sedersi su quel trono mondiale, che già quattro anni prima, a Roma, la squadra sentiva di avere a propria portata.
La vigilia non è, però, delle migliori. Spiega Monica Vaillant nel libro di Aurora Puccio,  Setterosa. Come le donne vincono in squadra (Etabeta, 2021), in cui è ricostruita tutta la vicenda: 

Quando abbiamo iniziato a vincere, per noi era sufficiente, perché eravamo all’oscuro dei premi riconosciuti agli uomini. Nessuno ci diceva niente. Poi abbiamo capito come funzionavano le cose e abbiamo preteso di parlare con la Federazione.

La determinazione di cui si diceva è tale che l’intera squadra è d’accordo a scioperare, a non andare in Australia, se le loro richieste non vengono accolte. «In mente avevamo avuti sempre chiari entrambi i nostri obiettivi: partecipare al Mondiale e ottenere i premi pari agli uomini», ricorda Allucci sempre nel libro di Puccio. E poi: «Pronte a lasciare il ritiro, abbiamo preparato le valigie e con la morte nel cuore ce ne siamo andate. Siamo state fermate per tempo».

Alla fine, quindi, a Perth il Setterosa ci va. L’inizio è in salita, tre pesanti sconfitte nel girone di qualificazione. Quando, però, le partite cominciano a essere da dentro o fuori le “tigri d’Italia”, come le chiama la Gazzetta, diventano imbattibili.
E se il primo alloro Europeo, quello vinto a Vienna nel 1995, ha il volto di Antonella Di Giacinto, autrice di una splendida e decisiva palombella in finale contro l’Ungheria…3 Se Siviglia 1997 consacra Giusy Malato migliore centroboa d’Europa… Il Mondiale australiano lo si ricorda soprattutto per il golden gol con cui Melania Grego butta fuori le padrone di casa in semifinale.

Intanto, nell’ottobre del 1997 il CIO ha ceduto alle pressioni proprio degli australiani: alla prossima Olimpiade estiva, quella di Sydney, anno 2000, ci sarà anche un mini-torneo di pallanuoto femminile. Sei i posti disponibili. Il Setterosa campione europeo e mondiale in carica non può certo mancare. Le cose, però, stavolta non andranno per il verso giusto.

Immagine in evidenza: Foto delle medagliate di Perth, Guerin Sportivo, n.4/1998, pag. 90

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